“La filosofia del caffè ritrovato”.
Buongiorno mondo.
Eccomi di nuovo a casa, nel mio regno, tra le mie cose, i miei riti e le mie piccole manie che in clinica erano considerate quasi eresie.
La notte?
Un misto tra veglia e sonno, come quelle trasmissioni notturne dove non capisci se stai guardando un film o un televendita dell’anima.
Sogni tanti, confusi, degni di una sceneggiatura surrealista.
Ma ai sogni, come diceva qualcuno più saggio di me, non bisogna credere troppo, sono come alcuni politici, promettono molto e mantengono poco.
Mi sono alzato tardi, col lusso del pensionato filosofo, e mi sono concesso un viaggio mentale degno di Jules Verne, scenari futuri, catastrofi immaginarie, redenzioni epiche.
Poi ho deciso che era il momento di tornare uomo civile, doccia, sbarbata seria (perché la barba incolta sta bene ai poeti, non a un Pugliese con ambizioni borghesi), profumo strategico e aria da “sono tornato nel mondo dei vivi”.
E finalmente lui, il caffè espresso.
Otto febbraio, l’ultima tazzina casalinga.
Ho guardato quella macchinetta come si guarda una vecchia amante, con rispetto, nostalgia e un pizzico di gratitudine.
Il primo sorso è stato quasi mistico.
Altro che spiritualità orientale, la vera meditazione è davanti a una tazzina fumante.
Poi è arrivato il momento della degustazione farmaceutica.
Altro che enoteca, protezione gastrica, pressione, antibiotico, e una sfilata di pillole che nemmeno a un convegno di farmacisti.
Dieci pillole al giorno, praticamente una dieta mediterranea versione Big Pharma.
Mi sento come un cocktail umano, agitato, non mescolato.
E infine voi.
I vostri messaggi.
Li leggo uno a uno, come un vecchio filosofo legge le lettere ricevute, con un sorriso che è metà commozione e metà incredulità.
Siete davvero immensi.
E sapete qual è la cosa più strana?
Che a volte la vostra vicinanza fa più effetto di una flebo ben piazzata.
In fondo, come avrebbe detto De Crescenzo,
la medicina cura il corpo, ma sono gli esseri umani a curare l’anima.
E oggi, con un caffè in mano e una farmacia nello stomaco, mi sento un po’ più curato.