“La pizzaiola quantistica e il pangasio metafisico”.
Oggi, nei commenti, mi avete chiesto con insistenza:
“Ma che ti hanno dato da mangiare?”
E io, che sono un uomo trasparente come un brodo ospedaliero (ahimè), vi racconto tutto, senza censure e senza protezione civile del gusto.
Il primo piatto era una pasta alla pizzaiola, o meglio, un’idea platonica di pizzaiola, una sorta di supercazzola culinaria prematurata con scappellamento a destra, come se il cuoco avesse detto: “Facciamo finta che questa sia buona, e vediamo se qualcuno se ne accorge”.
La pasta, dopo un’ora nei contenitori, aveva assunto quella consistenza filosofica tra il colloso e il metafisico, una roba che se la lanciavi contro il muro faceva tac e rimaneva lì a meditare.
Il secondo: pangasio in brodaglia.
Timido, insapore, esistenzialista.
Un pesce che sembrava chiedermi scusa per esistere.
Le patate a pezzi erano lì, a galleggiare come scialuppe di salvataggio per il palato naufragato.
Poi la cena.
Brodo. Che ho lasciato intatto, per rispetto, non volevo disturbare la sua integrità ontologica.
E una frittata al gusto di uova (grazie per la specifica) con contorno di una verdura misteriosa, probabilmente una specie vegetale in via di estinzione, scoperta in una spedizione dell’ONU nei corridoi della cucina.
Alla fine, come ogni bravo partigiano del gusto, mi sono consolato con un panino alla mortadella di contrabbando, introdotto clandestinamente da mia moglie con modalità degne della Resistenza.
Un panino che, ve lo giuro, aveva il sapore della libertà, della dignità, della Costituzione repubblicana e anche un po’ della Beatificazione di San Prosciutto.
E mentre masticavo quella fetta rosa, mi è venuta una riflessione seria (perché anche tra una supercazzola e l’altra, il cervello ogni tanto fa sul serio), qui dentro ti tolgono il controllo su tutto, persino sul cibo.
Ma finché riesci a ridere, a raccontarlo, a farne una storia condivisa, non sei un paziente, sei ancora un narratore della tua vita.
E allora, cari miei, anche oggi è andata.
Con scappellamento a sinistra, tarapia tapioco, e un brindisi immaginario alla mortadella clandestina.
Alla prossima puntata.
Sempre in onda, sempre vivo, sempre un po’ supercazzolato.
* p.s. nella foto il brodino serale.
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