“Le tonsille in sciopero e il meteo sovversivo”.
La notte è stata lunga.
Non lunga come l’Odissea, ma come un talk show politico con cinque ospiti che parlano tutti insieme.
I pensieri galoppavano per praterie infinite, senza casco e senza assicurazione.
Se li fermava la polizia, li multava per eccesso di immaginazione.
Stamattina mi sveglio con un leggero mal di gola.
Le tonsille sono infiammate.
Evidentemente hanno deciso di scioperare senza preavviso, come solo i lavoratori consapevoli sanno fare quando il padrone, cioè io, li sfrutta troppo.
Uno sciopero serio, di quelli che nascono da una trattativa fallita con il cervello, che pretende prestazioni senza mai riconoscere straordinari, ferie e dignità biologica.
Io, che di scioperi e contratti collettivi qualcosa ne so, le guardo con rispetto,
compagne tonsille, avete le vostre ragioni.
Ma almeno mandatemi un comunicato stampa, non una faringite.
L’umore non è dei migliori.
Diciamo che è un umore “in manutenzione”, come certi siti internet che non tornano mai online.
Fuori, poi, il meteo ha deciso di fare il filosofo esistenzialista, pioggia, vento, cielo grigio.
Il cielo oggi è più pessimista di Schopenhauer e più umido di un panno bagnato.
Vorrei uscire.
Non per sport, non per moda, ma per un gesto rivoluzionario, uscire di casa.
Per dire al mondo, “Guardate che io ci sono, respiro, consumo ossigeno, quindi ho diritto di voto anche oggi”.
Mi affaccio dal balcone e guardo il giardino.
C’è da fare di tutto, potare, zappare, sistemare.
Ma il giardino, come certi governi, funziona solo a decreti rinviati.
Rimando tutto a tempi migliori, cioè a un futuro che somiglia molto a una promessa elettorale.
Eppure penso, magari la vita è proprio questa.
Noi programmiamo, rinviamo, rimandiamo, e intanto piove.
Ma senza pioggia, niente fiori o frutti.
E senza notti lunghe e pensieri galoppanti, niente risvegli consapevoli.
Oggi non zappo il giardino.
Oggi zappo i pensieri.
E vi assicuro, sono molto più duri della terra.