L'estate, la TAC e il Ministero delle Preoccupazioni Inutili.
Buongiorno.
Da qualche giorno il Diario di Bordo è rimasto fermo in porto.
Non perché sia successo qualcosa di straordinario. Anzi.
Il problema è proprio questo, non succede quasi niente.
Le mie giornate, ultimamente, sono diventate una specie di serie televisiva dal titolo "Aspettando la TAC", una produzione lenta, lentissima, talmente lenta che perfino i bradipi guardano una puntata e dicono, "Madonna mia, ma qui non si muove nessuno?"
E così passo le giornate tra controlli, analisi, appuntamenti, numeri, valori, medici, infermieri e quel misterioso sport olimpico che consiste nel cercare di interpretare il significato di ogni minimo sintomo.
Un prurito?
Google: tumore rarissimo della caviglia sinistra.
Uno starnuto?
Google: sei spacciato.
Un rutto?
Google: prepara il testamento.
Per questo ho deciso di smettere di consultare internet.
Tanto ormai il mio medico di base e Google litigano continuamente.
Il medico dice: "Stia tranquillo."
Google dice: "Corri! Ma non troppo forte."
Sono preoccupato?
Un po' sì.
Non lo nascondo.
Chiunque aspetti un esame importante racconta di essere sereno come un monaco tibetano.
Io invece appartengo alla categoria degli esseri umani normali, quelli che ogni tanto si svegliano alle tre del mattino e iniziano a fare ragionamenti che nemmeno Einstein dopo tre caffè.
Poi però esco sul balcone.
Guardo il sole.
Guardo il cielo.
Guardo il termometro.
E capisco che oggi, 21 giugno, è ufficialmente iniziata l'estate.
L'estate.
Quella stagione meravigliosa in cui gli italiani si dividono in due categorie.
Quelli che dicono: "Che bella l'estate!"
E quelli che, dopo cinque minuti: "Non si respira. Si muore."
Io appartengo ad entrambe le categorie. Contemporaneamente.
Mi piace l'estate, ma la osservo con prudenza.
Nel frattempo, strada facendo, è comparso pure qualche altro problemino.
Ne parleremo.
Forse.
Quando avrò voglia.
Oppure quando il problemino avrà deciso di presentarsi ufficialmente con carta d'identità e certificato di residenza.
Intanto continuo ad andare avanti.
Passo dopo passo.
Esame dopo esame.
Pensiero dopo pensiero.
Perché alla fine la vita è strana.
Ti preoccupi per cento cose.
Novantanove non succedono.
E quella che succede davvero non era nemmeno nella lista.
Perciò oggi ho deciso di fare una cosa rivoluzionaria.
Ho licenziato il direttore del Ministero delle Preoccupazioni Inutili che vive nella mia testa.
Lui ha protestato.
Ha fatto ricorso.
Ha organizzato uno sciopero.
Ha persino convocato un'assemblea sindacale con tutte le ansie accumulate negli ultimi dodici mesi.
Ma ormai è tardi.
L'ho mandato in ferie.
Possibilmente senza ritorno.
E se proprio dovrà tornare, almeno che si presenti con una TAC già refertata.
Buona estate a tutti.
Anche alle preoccupazioni.
Ma soprattutto buona estate alla speranza.
Che, a differenza delle ansie, non fa rumore.
Però arriva sempre prima al traguardo.