"Il dolore non va mai in vacanza."
Questa notte, per riuscire a dormire almeno un paio d’ore, ho dovuto raddoppiare la dose degli antidolorifici.
Non proprio il tipo di sonnifero che uno immagina per una notte tranquilla.
Diciamo che, invece di contare le pecore, ho cominciato a contare le compresse.
Una, due… e finalmente, forse, Morfeo si è ricordato di avere ancora un appuntamento con me.
Ma evidentemente il mio corpo aveva deciso di organizzare una riunione sindacale straordinaria.
Perché, oltre al resto, si è aggiunto anche il nervo sciatico della gamba destra.
E quello è un compagno di viaggio particolarmente rompiscatole.
Non importa come ti metti.
A destra fa male.
A sinistra fa male.
Supino è peggio.
Sul fianco diventa una trattativa internazionale.
Alla fine rimani lì, immobile, a cercare quella posizione miracolosa che non esiste.
Il letto, che dovrebbe essere il luogo del riposo, diventa così una specie di campo di battaglia.
E mentre cerchi una posizione che non faccia male, pensi che il corpo umano sia una macchina davvero strana.
Finché funziona, non ci facciamo nemmeno caso.
Poi basta un ingranaggio che comincia a fare i capricci e improvvisamente scopriamo quanto siamo fragili.
Il giorno del ricovero ormai è vicino.
Ormai lo vedo arrivare.
E confesso che qualche pensiero passa per la testa.
Incrocio le dita.
Non so cosa ci sarà dopo.
So soltanto che sono arrivato fin qui e che adesso devo affrontare anche questo pezzo di strada.
Nel frattempo, mentre io combatto con il nervo sciatico, il dolore e le notti insonni, fuori dal mio letto continua lo spettacolo.
La politica italiana, come spesso accade, sembra avere una particolare predilezione per le zuffe ideologiche.
Destra contro sinistra.
Buoni contro cattivi.
Italiani contro nemici immaginari.
Una rissa permanente dove tutti sembrano avere qualcosa da difendere e quasi nessuno sembra avere il tempo di guardare davvero cosa sta succedendo nel Paese.
È un vecchio trucco.
Quando la realtà è difficile da spiegare, si costruisce un nemico. E questo governo ne è maestro.
Quando i problemi sono complicati, si semplifica tutto.
Quando bisognerebbe parlare di sanità, salari, pensioni, liste d’attesa, povertà e servizi pubblici, si può sempre trovare qualcuno con cui litigare.
E così il cittadino guarda la zuffa.
Si arrabbia.
Si schiera.
Commenta.
Condivide.
Si insulta.
E nel frattempo magari non si accorge che la realtà gli sta passando accanto.
Oggi, tra l'altro, entrano in vigore i nuovi ticket sanitari.
E qui permettetemi una piccola considerazione da malato, non da politologo.
Quando sei sano, un ticket può sembrare semplicemente una cifra da pagare.
Quando sei malato, invece, ogni cifra acquista un peso diverso.
Perché la malattia non arriva mai da sola.
Arrivano gli esami.
Le visite.
I farmaci.
Gli spostamenti.
Le attese.
Le preoccupazioni.
E, qualche volta, anche la paura.
La sanità pubblica dovrebbe essere il luogo nel quale una persona fragile trova una mano che la sostiene, non l'ennesimo ostacolo da superare.
Io non pretendo privilegi.
Pretendo soltanto di poter essere curato.
È una differenza enorme.
E forse dovremmo ricordarcelo tutti.
Perché oggi sono io.
Domani potrebbe essere qualcun altro.
E quando arriva la malattia, le appartenenze politiche diventano improvvisamente molto meno importanti.
Davanti a un dolore vero non esistono destra o sinistra.
Esiste una persona.
Esiste la sua paura.
Esiste il diritto a essere curata.
E forse è proprio questo che dovremmo pretendere dalla politica, meno rumore e più attenzione alla vita reale.
Perché mentre noi discutiamo ferocemente su chi abbia ragione, la realtà continua tranquillamente a presentare il conto.
E la realtà, quella vera, non fa sconti a nessuno.
Io intanto preparo la mia valigia.
Non so ancora cosa porterò.
Qualche indumento.
I documenti.
E probabilmente una buona dose di ironia.
Quella non me la possono togliere.
Perché quando il dolore ti prende a calci, qualche volta l'unico modo per non farti buttare completamente a terra è riuscire ancora a sorridere.
Anche amaramente.
Anche con gli occhi lucidi.
Anche mentre il nervo sciatico decide di ricordarti che, evidentemente, aveva ancora qualcosa da dire.
Incrocio le dita.
E vado avanti.
Perché nella vita non possiamo sempre scegliere le battaglie che ci aspettano. Possiamo però scegliere con quale dignità affrontarle.
E forse questa è l'unica vera libertà che nessun dolore, nessuna malattia e nessuna zuffa politica dovrebbe riuscire a portarci via.