“Batterie scariche”.
Mercoledì ho portato a termine anche il secondo ciclo della chemio.
Segno la tacca sul muro come fanno i galeotti nei film, ma con una piccola differenza, qui non c’è nessun secondino da fregare, solo il mio corpo che ogni volta mi guarda e mi dice, “Amico mio, oggi abbiamo dato tutto. Pure troppo.”
Da questa mattina sono ripiombato in uno stato di estrema debolezza.
Ma non la debolezza elegante, quella che vedi nei film dove il protagonista tossisce con stile e poi si rialza con lo sguardo fiero.
No, qui siamo alla debolezza vera, quella che ti fa trattare il divano come se fosse un parente stretto, uno di quelli a cui vuoi bene anche quando non parla.
Avevo dei progetti in cantiere.
Piccole cose, niente di straordinario, qualche idea da sviluppare, qualche parola da scrivere, qualche sogno da tenere in piedi con lo spago e la buona volontà.
Ma oggi no.
Oggi il corpo ha deciso l'astensione, senza preavviso, senza alcuna trattativa e senza possibilità di mediazione.
Sciopero selvaggio, direi. E pure ben riuscito.
Anche il mio stato dialogativo sembra essere ai minimi termini.
Io che di parole ne ho sempre avute troppe, oggi mi ritrovo con la testa vuota come una piazza ad agosto alle tre del pomeriggio.
È una sensazione strana, quasi imbarazzante.
Come se qualcuno avesse premuto il tasto “mute” sulla mia voce interiore.
Eppure, in mezzo a questo silenzio, succede qualcosa di curioso.
Quando il corpo si svuota, quando la testa rallenta, quando perfino le parole fanno fatica a uscire… resta solo l’essenziale.
E l’essenziale, guarda caso, non è mai rumoroso.
Spero di stare meglio domani.
Lo dico ogni volta.
E ogni volta quel “domani” diventa una specie di promessa silenziosa che faccio a me stesso. Una stretta di mano invisibile tra me e il tempo.
Certo, oggi mi sento come un telefono con la batteria all’1%, con il caricabatterie chissà dove e il messaggio rosso che lampeggia: “Energia insufficiente.”
Ma c’è una cosa che ho imparato in questo percorso, anche quando la batteria è quasi a zero, il sistema non si spegne subito.
Resiste.
Tiene duro.
Cerca un modo per arrivare alla presa più vicina.
E forse la verità più sincera è proprio questa,
ci sono giorni in cui non si combatte per vincere, ma solo per non spegnersi.
Oggi è uno di quei giorni.
E se domani starò meglio, anche solo di un soffio, allora vorrà dire che questo corpo testardo, questo spirito un po’ irriverente e questa testa dura che non sa arrendersi…
stanno ancora facendo il loro lavoro.
In silenzio.
Con fatica.
Ma con una dignità che, anche quando non fa rumore, continua a farsi sentire.