“Il corpo come un condominio senza amministratore”.
Ritorno a scrivere dopo qualche giorno di silenzio.
Non perché fossi impegnato a scalare l’Himalaya, ma perché il mio corpo ha deciso di fare sciopero generale, senza neanche avvisare i sindacati.
Come sto? Sto come uno che vorrebbe reagire, ma è in modalità aereo, senza Wi-Fi e con la batteria all’1%.
Finita l’operazione, pensavo, “Peggio di così non può andare”.
Errore da dilettante. Il mio organismo ha risposto: “Hold my flebo.”
Appena fuori dalla clinica, un mal di gola epico, tonsille in rivolta, degne di una rivoluzione francese, liberté, égalité, antibiotique.
Quattro giorni a parlare come un doppiatore di film noir con la tracheite.
Non pago, il polso destro decide di aderire alla protesta. Tendinite da manuale.
Il risultato?
Mano destra completamente inutilizzabile.
Mi sento come un personaggio di Amici Miei dopo una zingarata andata male, ferito, ma con dignità teatrale.
Il problema è che io sono già un piccolo laboratorio chimico ambulante.
Prendo così tante medicine che se mi stringi forte, suono come una maracas.
Aggiungere antidolorifici sarebbe come versare benzina su una grigliata, scenografico, ma poco saggio.
E poi c’è lei. L’attesa dell’istologico.
Quella parola che ti si infila nella testa come una zanzara alle tre di notte, non la vedi, ma ti perseguita.
Cerco di distrarmi, filosofeggio, faccio il brillante… ma dentro c’è quel tarlo, e se?
Sto valutando anche altri specialisti.
Voglio chiudere questo cerchio.
Perché un cerchio aperto è poesia, ma anche un fastidio geometrico.
In tutto questo, mi scopro curioso di me stesso.
Il corpo che fa i capricci, la mente che cerca di tenere il volante, il cuore che ogni tanto dice,
“Ehi, nonostante tutto, siamo ancora qui.”
E allora rido.
Rido delle mie tonsille rivoluzionarie, del polso che fa lo sciopero bianco, della farmacia personale che mi porto dietro.
Rido perché, come diceva il Perozzi, la vita è una supercazzola, non la capisci, ma ti ci affezioni.
E alla fine, tra una compressa e una bestemmia laica, mi accorgo che resistere è già una forma di vittoria.
Anche quando sembri fuori uso.
Anche quando sei in manutenzione straordinaria.
E forse, proprio mentre aspetti un referto, stai scrivendo il capitolo più ostinato della tua storia.