mercoledì 11 febbraio 2026

📝 Diario di bordo n°107 – Febbraio 2026.

📝 Diario di bordo n°107 – Febbraio 2026.
“La TAC, la pasta e altre rivelazioni proletarie”.

Domani mi tocca la TAC con il contrasto.
La TAC.
Quella creatura mitologica di cui tutti parlano come se fosse una divinità laica della medicina moderna, onnisciente, onniveggente, un po’ sadica.
Io l’ho sempre immaginata come una signora elegante, un po’ fredda, che ti guarda nudo dentro senza chiedere permesso.
Domani, questa monella, tocca a me.
Nel frattempo mi hanno iniziato a dare il cortisone.
Una parola che suona come una benedizione e una condanna insieme.
Qui il tempo non passa, si trascina, come un vecchio proletario stanco dopo un turno di fabbrica.
Ogni minuto è un compagno di stanza silenzioso che ti guarda e ti dice, “Io sono tuo, ma ti costerò caro”.
E poi il pranzo.
Il pranzo in clinica è un’esperienza antropologica.
Di solito brodino, simbolo universale della sofferenza ospedaliera, un brodino che sembra fatto con l’acqua dei sogni infranti.
Oggi invece sorpresa, pasta al sugo.
Mi strizzava l’occhio dal piatto, rossa, popolare, quasi sovversiva.
Ho pensato, questa è la vera rivoluzione, altro che i decreti legge.
Un piatto di pasta in corsia è un atto politico.
E per una "zecca rossa" come me, va anche bene.
Mentre mangiavo, mi è venuto da pensare che il corpo è un campo di battaglia e anche una borgata, pieno di contraddizioni, di miserie e di bellezza.
La TAC guarderà dentro le mie periferie interiori, le mie zone degradate e quelle ancora vitali.
Speriamo trovi ancora qualche bar, qualche piazza, qualche bambino che gioca.
Domani mi sdraierò in quella macchina rumorosa come un treno di notte,
e lascerò che mi leggano come un libro che nemmeno io ho mai finito di comprendere.
Intanto mi godo questa pasta sovversiva, questo cortisone borghese, questo tempo proletario.
Perché anche in corsia, tra una flebo e una TAC, la vita resta scandalosamente, ostinatamente, meravigliosamente viva.

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