martedì 10 febbraio 2026

📝 Diario di bordo n°102 – Febbraio 2026

📝 Diario di bordo n°102 – Febbraio 2026
“Nel girone dei tre letti e dei portantini fraterni”.

La stanza, come da liturgia ospedaliera, è un triangolo sacro, tre letti, tre anime, tre destini sospesi.
Al momento siamo in due, io, veterano del girone, e un novizio che guarda il soffitto come se stesse cercando Dio tra le crepe dell’intonaco.
Mi chiede informazioni, con quella voce che ha già capito tutto ma spera che io menta.
E io, novello Virgilio in pigiama, gli spiego il percorso: accettazione, attesa, barella, sala operatoria, risveglio mistico con flebo incorporata.
Parliamo di noi, dei nostri guai, delle paure che qui diventano più educatamente sincere. In corsia la maschera cade, e resta l’essere umano, nudo come un Wi-Fi senza password.
Alle 10:20 rientra il terzo pellegrino.
Taciturno, occhi spalancati, sguardo di chi ha visto il girone precedente e ha deciso di non recensirlo su TripAdvisor.
Lo salutiamo come si saluta chi torna da un viaggio di cui non vuoi i dettagli.
Ore 10:40.
Ecco il suono epico: il cigolio della barella.
È la mia chiamata alle armi.
I portantini arrivano come angeli custodi con accento pugliese.
“Fratè, sempre qua stai?”
“Fratm”, aggiunge l’altro, che evidentemente ha brevettato l’abbreviazione affettiva.
Mi sento a casa.
In fondo, quando ti chiamano per soprannome, vuol dire che sei diventato parte del mobilio umano dell’ospedale.
Mi caricano sulla barella e partiamo, io e il mio destriero a rotelle, lungo i corridoi fluorescenti.
È il mio pellegrinaggio quotidiano, con meno canti gregoriani e più cloro.
Attraverso i corridoi come Dante tra i gironi, ma senza Virgilio, solo con un portantino che fischietta e un neon che giudica.
E mentre scivolo verso la sala operatoria, mi viene da pensare che questa è una strana Commedia, non c’è Inferno, non c’è Purgatorio, non c’è Paradiso.
C’è solo l’attesa, che è il vero girone moderno.
Eppure, in mezzo a tutto questo, ci scappa una risata, un “fratm”, un dialogo con uno sconosciuto che ti racconta la sua vita come se foste vecchi amici.
Forse è questo il paradosso, che nei luoghi dove si entra più fragili, si esce un po’ più umani.
E che anche su una barella, tra un neon e un corridoio, si può ancora sentire una cosa rarissima, la fraternità.
E allora vai, avanti tutta, o pellegrino Giovanni.
Il girone continua, ma tu continui con lui.
E questo, alla fine, è già una piccola vittoria..

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