mercoledì 11 febbraio 2026

📝 Diario di bordo n°108 – Febbraio 2026.

📝 Diario di bordo n°108 – Febbraio 2026.
“Nel mezzo della TAC, tra Morfeo e cortisone”.

Buongiorno a voi, anime in transito sulla mia personale Commedia clinica.
Sono in attesa della TAC, quella macchina-oracolo che leggerà le mie viscere come un notaio legge un testamento.
La notte, sorprendentemente, è passata indenne.
Alle 21:30 una infermiera, novella Beatrice del reparto, ha spento le luci e io, con la furbizia di un contrabbandiere di sonno, ho socchiuso gli occhi.
Morfeo, senza chiedere il consenso informato, mi ha preso tra le braccia come un anestesista sentimentale.
Verso mezzanotte, ecco un’altra infermiera che mi sveglia per il cortisone.
Prendo la pasticca come un pellegrino prende l’ostia, mi riaddormento, mi risveglio, mi riaddormento, una piccola Divina Commedia in tre atti, senza Virgilio ma con tante pillole.
Alle sei, altra sveglia. 
Altre compresse.
Il corpo ormai risponde per riflesso, suona qualcosa, io ingoio.
Siamo diventati una coppia affiatata, io e la farmacia.
Arriva la signora delle vivande, con il carrello che sembra quello dei peccati capitali, ma io niente colazione, digiuno mistico in preparazione alla TAC.
Mentre gli altri addentano biscotti e fette biscottate, io sto supino come un monaco penitente, a contemplare il soffitto e i miei pensieri.
E mentre aspetto, penso che questa macchina mi vedrà dentro più di quanto io abbia mai osato guardarmi.
La TAC è una specie di giudizio universale in miniatura, separa il buono dal sospetto, il normale dal problematico, l’ignoto dal già condannato.
Io, intanto, scrivo.
Per non sentirmi solo un corpo da scansionare, ma un uomo che attraversa il suo Inferno con una penna in mano e una battuta pronta sulle labbra.
E se anche oggi mi sento un po’ Dante smarrito nella selva oscura, mi consola una cosa,
finché posso raccontarlo, vuol dire che non sono ancora un referto, ma una storia viva che cammina (o almeno aspetta) verso il suo Purgatorio.

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