mercoledì 11 febbraio 2026

📝 Diario di bordo n°109 – Febbraio 2026.

📝 Diario di bordo n°109 – Febbraio 2026.
“La TAC e il portale della verità”.

“Pugliese, chi è Pugliese?”
La voce è imponente, metallica, degna di un comandante di astronave.
Mi sento chiamato come Neo quando scopre di essere l’Eletto, solo che al posto del trench nero indosso un pigiama blu con un pantaloncino.
È lei, la mia Caronte della clinica, versione reparto TAC.
Passo deciso, sguardo da “oggi il mondo non mi capisce”, e una scia di nervosismo che potrebbe alimentare una centrale elettrica.
Mi accompagna lungo i corridoi come se fossimo in una missione top secret della Nebuchadnezzar, con infermieri e pazienti che attraversano il campo visivo come comparse digitali.
Arriviamo davanti alla porta della sala TAC devo attendere con pazienza che arrivi il mio turno.
Io resto lì, in una specie di limbo, mentre intorno a me si materializza un via vai di anime perse.
“Da dove si esce?”
“Scusi, l’ascensore?”
“Questo è il reparto giusto?”
Ed ecco che, senza volerlo, divento il Portinaio dell’Oracolo.
Indico porte, ascensori, corridoi, come un NPC gentile di un videogioco ospedaliero.
Finalmente la porta si apre.
Appare una ragazza giovanissima, gentilissima, con quell’aria rassicurante che ti fa pensare, “Ok, se mi scansionano l’anima, lo fanno con garbo”.
Subito dopo compare un altro ragazzo, dietro una porta piena di luci e schermi.
Matrix puro. Io al centro, loro i tecnici del sistema.
Mi spiegano tutto, nei minimi dettagli.
Il tipo è così preciso che penso, “Questo sa più cose del mio manuale di istruzioni per la vita”.
E io, da buon matusa, annuisco con rispetto, come un discepolo davanti al Maestro della Tomografia.
Mi stendo sul macchinario.
La TAC davanti a me sembra una bocca cosmica pronta a inghiottirmi per restituirmi in formato digitale.
Neo aveva la pillola rossa e quella blu.
Io ho il mezzo di contrasto e il cortisone.
E mentre mi preparo alla scansione, penso che questa è la mia Matrix, non una realtà virtuale, ma una realtà fin troppo reale, dove la tecnologia ti guarda dentro, e tu cerchi di non perdere quello che hai fuori, l’ironia, la voce, il racconto.
Il resto ve lo racconto nella prossima puntata.
Per ora, mi avvicino al portale, e mi chiedo:
“Cosa vedranno dentro di me, e cosa, invece, nessuna macchina potrà mai scansionare?”

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