domenica 8 marzo 2026

📝 Diario di bordo n°128 – Marzo 2026

📝 Diario di bordo n°128 – Marzo 2026
“La chemio rossa e la dignità di presentarsi vivi”.

Domani sarà un giorno di chemio.
Quella rossa. Quella pesante.
Il colore, mi dicono, non è una metafora poetica. È proprio rossa.
Come se la medicina avesse deciso di vestirsi da tragedia classica, senza troppi giri di parole.
Da quel che leggo, e ormai leggere referti, protocolli e testimonianze è diventata una strana forma di letteratura contemporanea, mi creerà diversi problemi.
Problemi che andranno ad aggiungersi ai miei, già numerosi, già ben organizzati come un consiglio d’amministrazione della sfortuna.
Eppure domani mi presenterò all’appuntamento tirato a lucido.
Sbarbato.
Profumato.
Quasi elegante.
Come uno sposo.
È un gesto apparentemente inutile, ma profondamente umano.
Una forma di rispetto verso se stessi.
Come dire al destino, puoi pure colpirmi, ma non mi troverai trascurato.
Fuori, intanto, il mondo sembra impazzito.
Leggo i giornali, ascolto i discorsi dei cosiddetti leader mondiali e mi sembra di assistere a una gigantesca recita, dove i personaggi più irresponsabili sono proprio quelli che tengono in mano il copione.
Si parla di armi, di potere, di equilibri strategici.
Parole fredde, tecniche, quasi eleganti.
E mentre il mondo sembra camminare sull’orlo di un precipizio, qualcuno, qui in Italia, riesce perfino a imbastire disquisizioni sulla “famiglia nel bosco”, come se bastasse una polemica folkloristica per distrarre l’attenzione dalle cose serie.
Ma questa, si sa, è una storia tutta italica.
Poi però pensi che dietro quelle parole c’è l’ombra di una guerra mondiale.
E ti accorgi che l’umanità ha una straordinaria capacità di ignorare l’abisso finché non ci cade dentro.
Io domani avrò la mia guerra personale.
Silenziosa, chimica, invisibile.
Una flebo che gocciola lentamente mentre io starò lì, seduto, a guardare il tempo passare con la pazienza di chi ha capito che la vita, alla fine, è fatta anche di queste attese.
La differenza è che questa guerra non ha generali.
Ha medici, infermieri, pazienti.
E ha una cosa che nel mondo sembra diventare rara, il tentativo sincero di salvare la vita.
Così domani entrerò in reparto come si entra in una piccola trincea civile.
Con dignità.
Con paura, certo. Ma anche con quella strana forma di ostinazione che chiamiamo speranza.
Perché, in fondo, la vera irriverenza oggi non è gridare.
È continuare a vivere.

Nessun commento:

Posta un commento

📝 Diario di bordo n°128 – Marzo 2026

📝 Diario di bordo n°128 – Marzo 2026 “La chemio rossa e la dignità di presentarsi vivi”. Domani sarà un giorno di chemio. Qu...