“La supercazzola terapeutica”.
Intanto molti di voi mi fanno sempre la stessa domanda, “Giovanni, ma come fai a scrivere così?
A essere sarcastico, ironico, a volte pure un po’ sfacciato mentre racconti di questa bestiaccia che ti sta tormentando?”
E io, con tutta sincerità, non lo so.
Non ho una risposta scientifica, non c’è una formula chimica che spieghi il fenomeno.
Non è che il medico mi abbia prescritto, due flebo di chemio e tre battute sarcastiche al giorno dopo i pasti.
Forse lo faccio per esorcizzare il momento.
Forse perché se la prendi troppo sul serio, la paura diventa un macigno e ti schiaccia come un topolino in autostrada.
Oppure, e questa è un’ipotesi che mi piace molto, lo faccio perché dentro di me vive uno spirito un po’ giocherellone, uno di quelli che davanti alla tragedia non piange subito… prima ci prova con una bella battuta a sdrammatizzare.
E allora io combatto così.
Con la chemio da una parte e con la battuta pronta dall’altra.
Un po’ come nel film Amici miei, quando la vita diventa troppo seria, troppo pesante, troppo ingiusta… qualcuno tira fuori una supercazzola liberatoria e per un attimo il mondo torna respirabile.
Magari è anche un modo per convincermi che non sia vero.
Che questa storia sia solo un brutto capitolo di un romanzo un po’ troppo lungo.
Oppure, diciamolo pure senza vergogna, è anche un modo per prendermi le vostre coccole.
Che fanno bene. Eccome se fanno bene.
Perché quando scrivo e vedo arrivare i vostri messaggi, le vostre parole, gli incoraggiamenti, mi accorgo che questa battaglia non la sto combattendo da solo.
E allora sì, combatto a modo mio.
Con un pizzico di ironia, qualche sorriso storto e una discreta dose di faccia tosta.
Spero di riuscire a sconfiggere questo mostro.
Ma nel frattempo spero anche di non annoiarvi con il racconto di questa mia piccola guerra personale.
Perché alla fine ho capito una cosa, la vita, anche quando si mette di traverso, non sopporta la noia.
E allora tanto vale affrontarla come farebbe il conte Mascetti, con dignità… e con una supercazzola pronta all’occorrenza.
E nel frattempo, attendo che arrivi lunedì.
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