lunedì 16 marzo 2026

📝 Diario di bordo n°134 – Marzo 2026.

📝 Diario di bordo n°134 – Marzo 2026.
“Il corpo che protesta”.

Ore 9 del mattino.
Eccomi pronto, o almeno convinto di esserlo, per la terapia. 
La seconda del primo ciclo.
Entro nel reparto con quella strana miscela di determinazione e fatalismo che impari quando la malattia diventa parte del calendario.
So che questa roba, la chemio, mi farà soffrire, ma so anche che è l’alleata necessaria nella battaglia contro il mostro.
E allora si va. Senza troppe cerimonie.
Eccomi davanti a Sabrina.
Prima il prelievo, poi la terapia. 
Il rito è sempre lo stesso, quasi liturgico.
Ma mentre il sangue scorre nella provetta, il mio corpo decide di dire la sua.
Sudo freddo.
La testa comincia a girare come una giostra mal regolata.
Capisco subito che qualcosa non va. Ma provo a resistere. 
È un riflesso umano, quasi stupido, fare finta che tutto sia sotto controllo.
Poi è un attimo. È come un cortocircuito. 
Quando riapro gli occhi mi vedo circondato.
La dottoressa, Sabrina, un altro infermiere.
Le loro voci arrivano come da lontano: “Come va? Come ti senti?”
Sabrina si muove con la velocità di chi conosce bene il mestiere e anche l’umanità fragile che ha davanti.
Flebo immediata. Pressione misurata.
Il verdetto è semplice, un malore dovuto ad un calo.
Il mio fisico ha pagato dazio.
In fondo non c’è niente di poetico in questo.
Il corpo, quando viene spinto troppo, prima o poi presenta il conto.
Mi riprendo.
Dico che è tutto ok. 
Che possiamo procedere.
Ma la medicina, per fortuna, non si fa con l’orgoglio dei pazienti.
La dottoressa decide che bisogna aspettare. Prima gli esami del sangue, poi un elettrocardiogramma.
Mi sdraio su un lettino.
Accanto a me i miei cari. Silenziosi, presenti. Come sentinelle affettive.
Il tempo passa.
Io che pensavo di cavarmela in un paio d’ore.
Arriva la macchina dell’elettrocardiogramma.
Il cuore, per fortuna, fa il suo mestiere.
Poi arrivano gli esiti del sangue.
Tutto bene.
Nel frattempo sono le due del pomeriggio.
Il tempo ospedaliero è una creatura strana, dilata le ore come se fossero elastici.
Sabrina arriva con la decisione finale della dottoressa.
La terapia si rinvia a mercoledì.
Fine della giornata. Sono debolissimo.
Ed io che avevo programmato tutt’altro.
Per un attimo mi viene da sorridere amaramente.
La malattia ha una capacità quasi pedagogica, distrugge i programmi con una naturalezza che nessun filosofo è mai riuscito a spiegare così bene.
Ci ho provato.
E questo, in fondo, è quello che conta.
Perché la vita, quando diventa fragile, ti insegna una lezione semplice, non siamo padroni del tempo.
Possiamo solo provarci.
E poi accettare che a volte il corpo, con una specie di onestà brutale, dica semplicemente,
oggi no.

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