“Il volo proibito di Antonio”
La mattinata era iniziata tranquilla, con quel ritmo sospeso da reparto in cui il tempo si muove piano, come se temesse di fare troppo rumore.
Il nuovo compagno di stanza, Antonio, era stato operato da poche ore: ancora fragile, ancora stretto nel guscio dell’epidurale che lentamente svaniva.
Lo guardavo riposare e, dentro, sentivo quell’apprensione che nasce quando qualcuno attraversa un confine delicato.
È bastato un attimo.
Un impulso maldestro, un desiderio di autonomia troppo precoce, la voglia di rimettersi addosso il pigiama per sentirsi di nuovo “normale”. E invece tac, il corpo non lo ha seguito.
Antonio è scivolato ed è caduto, rovinosamente, riversando sul pavimento non solo se stesso… ma anche tutto il contenuto della sacca.
Per un secondo il cuore si ferma.
L’allarme, il campanello premuto di corsa, l’ansia che ti stringe lo stomaco.
Poi si passa al capitolo due: quello tragicomico.
Arriva una OSS alla velocità di un vigile del fuoco in addestramento. Subito dopo, ecco la caposala: si materializza con l’aura di una divinità ospedaliera inferocita.
E Antonio, povero cristo, l’ha fatta davvero grossa.
Letteralmente e metaforicamente.
Mentre la caposala lo rimproverava, e credetemi, non era un rimprovero ma un monologo epico stile tragedia greca, il pavimento sembrava la scena di un delitto idraulico.
Io e Mario osservavamo in religioso silenzio, oscillando tra l’ansia per lui e la consapevolezza che, decisamente, non era il momento giusto per ridere.
Ma la mente fa brutti scherzi, e il quadro era così assurdo da sembrare una gag di "Amici miei" al reparto ortopedia: Antonio scalzo, infreddolito, mogio e circondato da una pozza che pareva l’effetto speciale di un film catastrofico.
La caposala, intanto, lo guardava come se avesse tentato di smontare l’impianto elettrico dell’ospedale con un cucchiaino.
Lui è molto dispiaciuto. E sì, ha capito che non era il momento di giocare all’eroe della riabilitazione.
Però una cosa è certa: la giornata non ci manca di emozioni.
"Ogni caduta fa rumore, ma è rialzandosi con umiltà che si torna davvero in piedi."