“Brodino, sushi e supercazzole: Cronache dalla camera a gas n. 12”
Ore 19.00
Il brodino l’ho domato.
Lui tentava di sfuggirmi, io lo inseguivo con il cucchiaio come un ninja zoppo e sdraiato… ma alla fine ho portato a casa il risultato.
E mentre sorseggiavo questo elisir trasparente, mi è balenata una considerazione amara: dal sushi al brodino è un attimo.
Domenica ero a ingurgitare nigiri come un tonno da competizione, oggi, post-operatorio, mi ritrovo a bere un brodino che manco i monaci tibetani in Quaresima.
Com’è strana la vita.
Ancora più strana però è la stanza in cui sono stato catapultato.
Perché… signori miei… qui siamo al delirio.
La situazione “olfattivo-acustica” è diventata pirotecnica.
Una sinfonia di esplosioni improvvise, fragorose, direi quasi coreografiche, che metterebbero in difficoltà pure l’orchestra della Scala.
Io, sdraiato nel mio letto, guardo il soffitto e penso: “Se continuano così, più che una stanza di ospedale diventa la camera a gas di Fantozzi… e buonanotte ai suonatori.”
Ma non è finita.
C’è il pezzo forte su uno dei due compagni di stanza.
Ah… il paziente ex medico.
Figura mitologica.
Convinto di essere ancora in servizio, pretende, ordina, corregge, pontifica.
Vuole alzarsi dal letto, anche se non deve assolutamente farlo, e ripete frasi tipo:
“Ho sempre fatto così.”
“Sono abituato in un altro modo.”
“Signorina, mi dia retta, la procedura corretta sarebbe…”
Le OSS e le infermiere lo guardano con un’espressione a metà tra:
— “La prego, signore, rientri nei ranghi.”
e
— “Un altro passo falso e lo sediamo.”
Insomma: oggi le comiche, al confronto, sembrano un documentario del National Geographic.
E l’avventura continua.
La mia, la loro, la nostra.
Una stanza, tre letti, un brodino, ed esplosioni che farebbero tremare i muri.
Che si vuole di più dalla vita?
Un’amaretto? No, grazie: qui volano altre cose.
“La vita è come il brodino dell’ospedale: insipida, inevitabile… ma se non la prendi con ironia, rischi di affogarci dentro.”
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