venerdì 28 novembre 2025

📝 Diario di bordo n°64 – Novembre 2025

📝 Diario di bordo n°64 – Novembre 2025
"Dejavù, cuscini strategici e imprevedibili invasioni domestiche."

Buongiorno a tutti.
La mattina porta sempre qualcosa: una luce più gentile, una temperatura più umana… o, come in questo caso, un nuovo paziente.
È appena arrivato, spaesato, con quello sguardo da soldato al fronte alla prima battaglia.
L’infermiera gli sta facendo la trafila delle domande pre-operatorie, e lui sorride a metà, annuisce, respira, si aggiusta la coperta… ed io mi rivedo.
Un piccolo flashback: stesso letto, stessa vestizione, stessa paura che morde le costole.
È un vero déjà-vu, di quelli che ti fanno sospendere il respiro.
E in quel momento ti accorgi che qui dentro siamo tutti uguali: esseri umani in bilico, che si affidano a mani gentili e a una speranza che non si vede, ma si sente.
C’è una strana solidarietà che nasce spontanea tra sconosciuti che condividono una stanza in un posto dove il tempo rallenta e tutto sembra più fragile.
Forse è questo che rende gli ospedali luoghi così intensi: il continuo ricordarci che siamo fatti di carne, paure e coraggio.
Poi, per fortuna, arriva la parte fantozziana.
Posso finalmente annunciare, con l’orgoglio di chi vince una battaglia epica, che questa notte ho dormito. 
Non come un ghiro, certo, ma almeno non come un condannato alla tortura del medievalissimo letto di Garibaldi.
Il mio “accrocco-cuscino”, quell’opera ingegneristica degna del Politecnico di Bari, ha funzionato.
Ha tamponato l’avvallamento centrale, ha evitato la deriva del mio corpo verso l’abisso, e mi ha regalato qualche ora di tregua.
Ma la pace non dura mai troppo.
A un certo punto fa irruzione in stanza una ausiliaria dal passo deciso, con la determinazione di un Marines e il carrello che cigola come un trattore arrugginito.
Senza preavviso, senza bussare, senza ritmo cardiaco compatibile con la vita dei pazienti, comincia a sistemare la camera.
Movimenti rapidi, quasi acrobatici, spostamenti di sedie, lenzuola che volano… pareva stesse preparando il set per “Mission Impossible 12: Protocollo Sanitario”.
Nel trambusto, il mio cuscino rubato rischia di essere scoperto.
Io lo guardo.
Lui guarda me.
Il panico sale.
Per un attimo ho temuto di dover inscenare una difesa d’ufficio: “Signora OSS, non è come sembra, è il cuscino che mi ha scelto!”.
Ma lei passa oltre, ignara, lasciandomi il tempo di respirare e di ricompattare la mia dignità di degente clandestino.
Il nuovo paziente mi osserva.
Sorride.
Capisce che qui la sopravvivenza è un’arte.
Benvenuto nel club.

"In clinica, come nella vita, vince chi riesce a trasformare un cuscino rubato in un atto di resistenza civile."

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