"Il Contrabbando della mortadella".
Amici cari, eccoci di nuovo nel glorioso limbo clinico, quel luogo dove il tempo non è una linea retta ma una lenta goccia che cade su un barattolo vuoto.
Qui le ore non si misurano con l’orologio, ma con le tre sacre liturgie della sopravvivenza: colazione, pranzo e cena.
O, come dice il regolamento non scritto della clinica: tè annacquato per aprire gli occhi, brodo trasparente per tenerli aperti, brodo tiepido per chiuderli con rassegnazione.
Insomma, siamo sempre in quel regno fantastico dove il paziente sogna più il cibo che la guarigione.
Lo vedi negli occhi dei ricoverati: se gli proponi di barattare la flebo in cambio di un panino con salame, firmano col sangue (tanto glielo prelevano ogni sei ore).
E qui, oggi, si è consumata una scena degna dei fasti del maestro Paolo Villaggio.
Ve la ricordate, vero? La leggendaria clinica del professor Birkermaier, dove Fantozzi veniva messo a digiuno assoluto con l’unico scopo di perdere peso e la maggior parte della dignità?
Ecco, la nostra stanza stamattina era identica. Mancava solo Filini che entrava gridando:
“Ragioniere! È pronto il minestrone al vapore… del vapore!”
Ma… colpo di scena!
Il nostro amato disturbatore di flatulenze sinfoniche, l’ex medico in dimissione, ha deciso di lasciare un'eredità più preziosa di un testamento notarile: due monoliti gastronomici.
Panini epici, grossi come i mattoni di un trullo, imbottiti di mortadella e provolone, nascosti nell’armadietto come reperti archeologici del gusto.
Sospetto che fossero lì da anni, forse da quando la clinica è stata inaugurata.
Ma la fame trasforma tutto: anche un panino sospetto diventa un’opera divina.
Con la delicatezza di un contrabbandiere di alcol durante il proibizionismo, ce li ha passati come se fossimo due agenti segreti della CIA.
Io e l’altro paziente ci siamo guardati negli occhi con quella complicità che nasce solo in due situazioni: la resistenza partigiana o la fame.
Il resto ve lo racconterò nel prossimo capitolo di questa epopea alimentare e ospedaliera.
Per ora, posso solo dire che… sì, abbiamo tradito il brodino. Senza rimorso.