mercoledì 30 settembre 2026

📝 Diario di bordo n°183 – Settembre 2026.

📝 Diario di bordo n°183 – Settembre 2026.
"Il corridoio che porta altrove."

Attraverso lentamente quel corridoio.
Non è più soltanto un corridoio di una clinica. Oggi mi sembra una specie di confine. 
Da una parte c'è quello che è stato, dall'altra quello che ancora mi aspetta.
Cammino verso l'ascensore con la strana sensazione di avere lasciato qualcosa alle mie spalle e, contemporaneamente, di portarmi addosso ancora tutto.
L'operazione è passata. 
Una parte di quel maledetto ospite indesiderato è stata eliminata. 
Ma la bestia, evidentemente, non aveva nessuna intenzione di farsi accompagnare educatamente alla porta.
Ha trovato altre strade.
Si è inoltrata nel mio corpo, come fanno certe cose che non chiedono permesso e che, quando arrivano, pretendono persino di dettare le regole.
Io, però, le regole non gliele voglio lasciare.
La prossima tappa sarà il CORO dell'Ospedale Oncologico Moscati.
Un altro reparto.
 Altri medici.
 Altri esami.
 Altre terapie.
Insomma, un'altra puntata di questa lunga e assurda storia che ormai sembra scritta da uno sceneggiatore con un senso dell'umorismo piuttosto discutibile.
Mi viene quasi da sorridere pensando alla quantità di volte che ho dovuto imparare nuove parole mediche. 
All'inizio conoscevo appena il nome del tumore. 
Oggi potrei quasi chiedere una laurea honoris causa in burocrazia sanitaria, oncologia applicata e sopravvivenza ai corridoi ospedalieri.
Ma dietro il sorriso c'è la paura.
Quella vera.
Perché quando ti dicono che il male non è rimasto confinato dove lo avevi conosciuto, improvvisamente anche un corridoio lungo venti metri può sembrarti un tunnel infinito.
E allora cammini.
Un passo dopo l'altro.
Non perché sei un eroe.
 Non perché non hai paura.
 Ma semplicemente perché, finché puoi fare un passo, quel passo vale la pena farlo.
L'ascensore arriva.
Le porte si aprono.
Entro.
E mentre quelle porte lentamente si chiudono, penso che forse la vita sia proprio questo, una successione infinita di porte che si aprono e si chiudono davanti a noi.
Alcune ci portano in luoghi che avremmo voluto evitare.
Altre ci riportano verso casa.
Altre ancora ci conducono verso strade che non avevamo mai immaginato di percorrere.
Io, per adesso, non so dove porterà la prossima.
So soltanto che la attraverserò.
Con la paura, con la speranza, con qualche imprecazione rigorosamente sottovoce e, se Dio vuole, anche con un po' della mia solita ironia.
Perché il viaggio non è finito.

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