"L’ospite nervoso e la vigilia degli esami."
Oggi è una di quelle giornate che partono storte e non fanno nulla per raddrizzarsi.
Il mio fisico protesta più del solito, come se l’ospite indesiderato avesse deciso di battere i pugni sul tavolo e ricordarmi, con arroganza, che lui è ancora lì.
Nervoso lui, nervoso io.
Un dialogo silenzioso, ma tutt’altro che educato.
Domani mi aspetta il pre-ricovero, una mattinata intera fuori casa, cinque o sei ore di esami, attese, corridoi, sedie scomode e numeretti da stringere come fossero biglietti vincenti.
Io che faccio il duro, ma dentro penso solo a una cosa molto semplice e molto umana: “Spero di reggere”.
Perché a volte la vera impresa non è l’esame, ma starci dentro fino alla fine.
Incrocio le dita, come si fa prima delle cose importanti, anche se ormai le dita le ho incrociate così tante volte che dovrebbero essersi annodate.
E allora niente eroismi inutili, oggi mi ritiro strategicamente.
Mi metto a letto, abbasso il volume del mondo e provo a riposarmi un po’.
Perché anche i combattenti, ogni tanto, hanno diritto a una tregua.
E domani… domani si ricomincia.
Con paura, sì. Ma anche con la schiena dritta.
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