"Le strade che riportano sempre allo stesso punto".
Ci sono sere in cui guardo Taranto e mi sembra di assistere a un film già visto.
Le stesse parole.
Le stesse promesse.
Le stesse discussioni.
Gli stessi tavoli, le stesse divisioni, gli stessi passi avanti annunciati e poi, puntualmente, qualche passo indietro.
Per l'ex ILVA è come se il tempo avesse smesso di scorrere.
Cambiano i governi, cambiano gli uomini, cambiano i nomi delle società e persino le formule con cui si racconta il futuro.
Ma alla fine ci ritroviamo sempre sulla stessa strada.
E forse questa è la cosa più triste.
A Taranto abbiamo tutti una verità da difendere.
Tutti abbiamo una soluzione.
Tutti sappiamo cosa bisognerebbe fare.
Poi, però, passa il tempo e scopriamo che quella verità, da sola, non è servita a cambiare il destino della città.
La disperazione, quando diventa collettiva, può fare uno strano scherzo alla ragione: ci convince che il nemico sia sempre quello che sta dall'altra parte.
E così finiamo per dividerci proprio quando avremmo bisogno di tenerci insieme.
Siamo divisi sul lavoro, sull'ambiente, sulla fabbrica, sulla salute, sul futuro.
E questa divisione fa male.
Fa male alla città come fanno male a me, questa sera, i dolori che non mi danno tregua.
Sono sdraiato e penso a una cosa semplice, forse banale, quanto tempo abbiamo ancora intenzione di perdere prima di capire che continuare a percorrere la stessa strada ci porterà inevitabilmente nello stesso posto?
Io non so nemmeno se riuscirò ad arrivare al giorno del mio intervento chirurgico.
Questa è la mia paura di questa sera.
Non voglio nasconderla dietro parole coraggiose che non sento.
Ma proprio perché conosco la paura, forse riesco a comprendere meglio quella di una città intera.
Taranto ha paura di perdere il lavoro.
Ha paura di perdere la salute.
Ha paura di perdere il futuro.
E quando una comunità ha paura, rischia di aggrapparsi al passato anche quando quel passato ha già dimostrato di non essere la soluzione.
Forse dovremmo smettere, almeno per una volta, di chiederci chi ha ragione.
Dovremmo chiederci che cosa è giusto per Taranto.
Perché una città non si salva quando una parte vince sull'altra.
Si salva quando finalmente tutti comprendono che continuare a combattersi mentre il tempo passa significa lasciare che sia il tempo a decidere per noi.
E il tempo, a Taranto, ha già deciso troppe volte.
La morale, questa sera, è semplice, una comunità che continua a percorrere strade già fallite non è condannata dalla mancanza di verità, ma dall'incapacità di riconoscere che nessuna verità vale più della vita delle persone.
Forse è arrivato il momento di cambiare strada.
Io, intanto, provo a resistere alla mia.
Domani sarà un altro giorno.
E spero, sinceramente, di esserci.
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