sabato 12 settembre 2026

📝 Diario di bordo n°170 – Settembre 2026

📝 Diario di bordo n°170 – Settembre 2026
"Anche io ho avuto il mio 11 settembre."

Non c’erano aerei nel cielo, né palazzi che venivano giù sotto gli occhi increduli del mondo.
C’era una TAC.
Un referto.
Quelle poche righe che, quando riguardano te, smettono di essere parole e diventano improvvisamente macigni.
La malattia ha deciso di non accontentarsi.
Vuole aggredirmi ancora, come se quello che ha già fatto non fosse abbastanza.
Dopo la TAC sono emerse ulteriori complicazioni. 
E così, ancora una volta, la mia vita ha dovuto cambiare programma senza nemmeno chiedermi il permesso.
L’operazione è stata stabilita per il 21 settembre. 
Dopo, dovrei cominciare i cicli di immunoterapia.
Nel frattempo mi hanno somministrato delle flebo con un altro farmaco.
E quello, francamente, mi ha steso.
Febbre oltre i 39.
Dolori alle ossa che sembravano arrivare direttamente dalle profondità del corpo.
Due giorni senza riuscire a mangiare.
Due giorni senza quasi riuscire ad alzarmi dal letto.
In quei momenti il tempo assume una dimensione strana.
Non esistono più le grandi domande sul futuro.
Non esistono politica, lavoro, progetti, discussioni.
Esiste soltanto il presente.
Un bicchiere d’acqua.
Un cucchiaio di cibo.
La forza necessaria per mettersi seduti sul letto.
E ti accorgi che la vita, quella vera, non è fatta soltanto delle grandi cose che inseguiamo per anni. 
A volte si nasconde nelle cose più piccole, quelle che normalmente nemmeno vediamo.
Oggi va un pochino meglio.
Sono riuscito a mangiare qualcosa.
Sembra poco.
E invece, in questo momento, per me è tantissimo.
La malattia continua a bussare alla porta con la sua violenza. 
Io non so cosa ci sarà oltre il 21 settembre. Non ho intenzione di raccontarmi favole e nemmeno di fingermi più forte di quello che sono.
Sono stanco.
A volte sono arrabbiato.
E qualche volta, semplicemente, vorrei che tutto questo finisse.
Ma oggi ho mangiato.
E allora mi tengo stretto questo piccolo gesto quotidiano, quasi insignificante, perché forse è proprio da lì che si ricomincia.
La morale, se una morale deve esserci, è questa, non aspettate una malattia, una perdita o una tragedia per capire quanto vale una giornata normale.
Perché quando la vita ti mette con le spalle al muro scopri una verità semplice e terribile, ciò che ieri sembrava poco, oggi può diventare tutto.
E forse vivere significa proprio questo, imparare a riconoscere la vita mentre ancora ce l’abbiamo davanti agli occhi.
E, per oggi, mi basta.

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