venerdì 3 luglio 2026

📝 Diario di bordo n°161 – Luglio 2026

📝 Diario di bordo n°161 – Luglio 2026
"L'occhio ribelle e la congiura delle medicine
Buongiorno."

Ieri mattina la sveglia ha suonato con l'entusiasmo di un condannato ai lavori forzati. Destinazione Policlinico di Bari. 
Missione, convincere il mio occhio sinistro a collaborare con il resto del corpo.
Da qualche tempo quell'occhio aveva deciso di fondare un sindacato autonomo e di proclamare uno sciopero a singhiozzo. 
Prima qualche fastidio, poi la visita a Taranto e infine il verdetto, "Andate a Bari."
Così, con mia moglie e mio figlio, siamo partiti. Ormai la mia famiglia non organizza più gite al mare o in montagna. 
Noi facciamo il tour dei migliori ospedali della Puglia. 
Se continuiamo così, tra qualche mese ci consegneranno la tessera fedeltà con raccolta punti.
Naturalmente tutto privatamente. 
Perché oggi la salute è come il Frecciarossa, se paghi parti subito, se non paghi... forse ti visitano quando avrai già perduto l'occhio.
Due ore di esami. 
Due ore durante le quali mi hanno fotografato ed esaminato l'occhio più di quanto abbiano fotografato me in tutta la mia vita. 
Credo che ormai la mia retina sia più famosa del mio volto.
Alla fine arriva il professore con l'aria di chi deve comunicare il risultato di una partita già persa.
"Faremo delle iniezioni intravitreali."
E già la parola "iniezione" non mette allegria. Ma quando aggiungono "dentro l'occhio", il cervello si prende una pausa e chiede di essere richiamato più tardi.
Una al mese per tre mesi... poi si vedrà.
Io, sinceramente, preferirei vedere meglio senza le iniezioni, ma evidentemente non funziona così.
Nel frattempo è aumentata anche la collezione di medicine. 
A casa ormai il mobile del bagno sembra una farmacia comunale. 
Ogni volta che apro un cassetto mi aspetto di trovare un farmacista che mi chieda, "Ha la tessera sanitaria?"
Comincio a sospettare che il mio organismo organizzi riunioni notturne.
Il fegato dice, "Ragazzi, chi si rompe questa settimana?"
L'occhio alza la mano, "Ci penso io."
Le ginocchia applaudono.
Lo stomaco prende appunti.
E il cervello, da bravo coordinatore, conclude, "Perfetto. Giovanni non si deve annoiare."
Ma sapete una cosa?
Finché riesco ancora a riderci sopra, significa che non hanno ancora trovato la medicina più importante, quella contro la voglia di sorridere.
E quella, per fortuna, nel mio caso è ancora fuori brevetto.
Buona giornata... e se il vostro occhio oggi dovesse farvi l'occhiolino, accertatevi prima che non stia semplicemente chiedendo un'iniezione anche lui!

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