giovedì 22 ottobre 2026

📝 Diario di bordo n°188 – Ottobre 2026.

📝 Diario di bordo n°188 – Ottobre 2026.
"La fragile dignità di essere umani."

Ci sono momenti nella vita in cui anche le parole sembrano perdere il loro significato. 
Le cerchi, le metti in fila, provi a dare un ordine ai pensieri, ma poi arriva quella consapevolezza scomoda, difficile da accettare, non siamo invincibili.
Per anni ho pensato che, di fronte alle difficoltà, bastasse stringere i denti, rimboccarsi le maniche e trovare dentro di sé la forza necessaria per andare avanti. 
In fondo, è quello che ci insegnano fin da bambini. 
Cadere e rialzarsi. Non mollare. Resistere.
Poi arriva la vita, quella vera, che non ha alcun rispetto per le nostre convinzioni, e ti presenta il conto senza neppure avvisarti.
La malattia, il dolore, la paura, l'incertezza del domani. 
E, soprattutto, quella sensazione di non riconoscerti più del tutto. 
Il corpo che non risponde come vorresti, la mente che corre dove non dovrebbe, le emozioni che prendono il sopravvento anche quando cerchi disperatamente di trattenerle.
E allora scopri che essere forti non significa necessariamente vincere. 
A volte significa semplicemente restare in piedi, quando puoi. 
Altre volte, quando non puoi nemmeno quello, significa trovare il coraggio di affrontare un'altra giornata, anche dal letto, anche con gli occhi pieni di lacrime e il cuore appesantito da domande alle quali nessuno sa rispondere.
Ho imparato, forse mio malgrado, che non tutte le battaglie si vincono e che non tutto ciò che perdiamo ci viene restituito. 
Non esiste un contratto firmato con la vita che garantisca un risarcimento per le sofferenze subite. 
Nessuna clausola di salvaguardia, nessuna assicurazione contro l'imprevisto.
La vita non chiede il permesso prima di ferirti. Non si preoccupa se hai ancora dei progetti, se hai qualcosa da dire, se pensavi di avere davanti altro tempo per fare, amare, discutere, arrabbiarti e magari cambiare il mondo, o almeno provarci.
Lei va avanti. 
E tu devi trovare il modo di starle dietro.
Ma non sempre ci riesci.
Ed è proprio qui che bisogna avere il coraggio di essere sinceri con se stessi. 
Ammettere la propria fragilità non è una resa. Piangere non significa essere deboli. Avere paura non cancella il coraggio che hai dimostrato fino a quel momento.
Siamo fatti anche di questo. 
Di contraddizioni, di cedimenti, di giornate in cui ci sentiamo capaci di affrontare qualsiasi cosa e di altre in cui persino alzarsi dal letto sembra un'impresa fuori dalla nostra portata.
Eppure siamo ancora qui.
Con le nostre paure, le nostre imperfezioni, i nostri pensieri che si accavallano e quella dignità fragile che nessuna malattia dovrebbe riuscire a portarci via.
Non sono un eroe. 
Non mi interessa esserlo. 
Non ho bisogno di indossare un mantello immaginario per dimostrare qualcosa a qualcuno. 
Sono un uomo, con la mia storia, i miei affetti, le mie idee e le mie fragilità. 
Un uomo che vorrebbe ancora fare tante cose, ma che oggi deve imparare a misurarsi con limiti che non ha scelto.
E forse la lezione più difficile è proprio questa, accettare di non poter controllare tutto, senza smettere di dare valore a ciò che siamo.
Perché la dignità non consiste nel non cadere mai. 
E nemmeno nel fingere che il dolore non esista.
Consiste nel riconoscere la propria umanità, anche quando fa male. 
Nel concedersi il diritto di essere stanchi, vulnerabili, impauriti. 
Nel non vergognarsi delle proprie lacrime.
E, quando possibile, nel trovare ancora un motivo per sorridere. Anche piccolo. 
Anche sciocco. 
Anche soltanto per mandare idealmente a quel paese la sorte, che ultimamente sembra aver preso fin troppo sul serio il suo ruolo di carnefice.
Non so cosa mi riserverà il domani. 
Nessuno può saperlo davvero.
So soltanto che non voglio smettere di essere quello che sono, anche se qualcosa, dentro e fuori di me, sta inevitabilmente cambiando.
Non invincibile. 
Non immortale. 
Non padrone del mondo.
Semplicemente Giovanni. 
Un uomo alle prese con il mistero doloroso dell'esistenza.
E se oggi la mia forza consiste soltanto nel trovare il coraggio di arrivare a sera, allora proverò a fare anche questo.
Senza proclami.
Senza medaglie.
Senza fingere di stare bene quando non è così.
Perché forse la vera resistenza non è dimostrare di essere più forti della vita.
È continuare ad abitarla, con tutta la nostra fragile umanità, anche quando la vita ci mette a dura prova.

Mi scuso per il lungo sfogo. 🙏

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