domenica 20 settembre 2026

📝 Diario di bordo n°175 – Settembre 2026.

📝 Diario di bordo n°175 – Settembre 2026.
"Il tempo sospeso."

Ci sono giorni in cui il dolore non arriva più come un ospite indesiderato.
Si siede.
E resta.
In questi giorni sto vivendo qualcosa che faccio fatica persino a raccontare. 
I dolori sono diventati insopportabili, le notti interminabili, il sonno una cosa che appartiene ormai ai ricordi. 
Mi giro nel letto, cerco una posizione che non esiste, aspetto che passi.
Ma non passa.
E quando finalmente arriva il mattino, non porta con sé la sensazione di aver riposato. Porta soltanto un'altra giornata da attraversare.
Sono stanco.
Non soltanto fisicamente.
È una stanchezza più profonda, quella che ti entra dentro quando da troppo tempo sei costretto a combattere contro qualcosa che non hai scelto.
Il giorno dell'operazione si avvicina.
Ormai lo conto quasi come si contano i giorni prima di una partenza. 
Solo che questa non è una partenza che ho scelto e non conosco la destinazione. 
So soltanto che dovrò attraversare quella porta e affidarmi alle mani di altre persone.
Ho paura.
In questi mesi ho imparato che la malattia non colpisce soltanto il corpo. 
Cambia il modo in cui guardi il tempo, le persone, le cose semplici.
Un caffè bevuto con calma.
Una passeggiata.
Una notte dormita tutta intera.
Una giornata senza dolore.
Improvvisamente diventano privilegi.
Forse è proprio questo che la sofferenza ci insegna, quando non abbiamo più modo di evitarla, che abbiamo passato una vita a rincorrere cose enormi, dimenticandoci della meraviglia delle cose normali.
Adesso guardo avanti.
Non so cosa troverò dopo l'operazione. 
So soltanto che non sarà tutto come prima.
E forse questa è una delle cose più difficili da accettare.
Perché una parte di noi continua a desiderare di tornare esattamente al punto da cui è partita.
Ma la vita non funziona così.
La vita non restituisce sempre le persone uguali a prima delle tempeste.
A volte le tempeste lasciano cicatrici.
A volte lasciano paure.
A volte lasciano silenzi.
Ma lasciano anche una consapevolezza nuova, quella di sapere quanto vale esserci.
In questo momento non mi servono grandi parole.
Sono semplicemente un uomo stanco, impaurito e dolorante che sta cercando di arrivare al giorno dopo.
E, forse, per oggi può bastare questo.
Arrivare a domani.
Poi a quello successivo.
Un passo alla volta.
Il resto lo vedremo dopo.
Adesso c'è soltanto questo tempo sospeso, questa attesa, questo dolore.
E una speranza piccola, ostinata, quasi silenziosa.
Ma ancora accesa.
Quella, almeno, non sono riusciti a portarmela via.

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