"Il ritorno dell'ospite."
Ci sono nemici che non bussano alla porta.
Non chiedono permesso.
Non si annunciano.
Entrano e basta.
Ti costringono a riconoscere la loro presenza da piccoli segnali, quasi impercettibili, che all'inizio fai finta di non vedere.
Perché la speranza, a volte, è bugiarda.
Ma è una bugia di cui abbiamo bisogno per continuare a vivere.
In questi ultimi giorni sentivo qualcosa di strano.
Sensazioni. Piccoli campanelli d'allarme.
Quei segnali che solo chi ha attraversato certe esperienze impara a riconoscere.
Mi dicevo che era soltanto una mia impressione. Che stavo esagerando.
Che la chemioterapia aveva fatto il suo lavoro e che, almeno per un po', mi avrebbe lasciato in pace.
Volevo crederci.
Anzi, ne avevo bisogno.
Ma oggi devo guardare la realtà negli occhi. Senza abbassarli.
Lui sta tornando.
È un ospite che nessuno invita.
Un prepotente che occupa la tua vita senza chiedere il consenso.
È arrogante, perché pretende di decidere lui i tempi delle tue giornate.
È cattivo, perché non colpisce solo il corpo, ma prova a scavare dentro la mente, insinuando dubbi, paure e incertezze.
Eppure c'è una cosa che ancora non ha capito.
Può tornare tutte le volte che vuole.
Può illudersi di essere il padrone della mia storia.
Ma la mia storia non la scrive lui.
La scrivo io.
Con le mie paure, certo.
Perché chi dice di non avere paura mente.
Ma anche con quella ostinazione che mi accompagna da tutta la vita.
La malattia ti cambia.
Ti porta via molte illusioni, ma in cambio ti regala uno sguardo diverso sulle persone.
Ti fa capire chi resta e chi scompare.
Chi ti tende una mano in silenzio e chi, invece, preferisce voltarsi dall'altra parte perché il dolore degli altri mette a disagio.
E allora impari che il tempo è il bene più prezioso che possediamo.
Non quello del calendario.
Quello degli abbracci, delle parole sincere, delle risate, degli affetti che resistono anche quando tutto sembra vacillare.
Se lui è tornato, io sono ancora qui.
E finché potrò raccontare queste righe, finché potrò mettere un punto alla fine di ogni pagina del mio Diario di bordo, significherà che non ha vinto.
Perché la vera vittoria non è vivere senza cicatrici.
La vera vittoria è continuare a camminare anche quando ogni passo costa fatica.
E io, un passo alla volta, continuerò il mio viaggio.
Nessun commento:
Posta un commento