mercoledì 3 giugno 2026

📝 Diario di bordo n°157 – Giugno 2026.

📝 Diario di bordo n°157 – Giugno 2026.
La finale di Champions contro la Chemio.

Questa mattina mi sono presentato alla Villa Verde accompagnato dalla mia squadra del cuore, mia moglie e mio figlio.
Ormai giochiamo insieme da mesi questo strano campionato. 
Io entro in campo, loro siedono in panchina, ma sono quelli che corrono più di tutti.
Arrivato in oncologia, ho affrontato il consueto esame del sangue. 
Un momento che assomiglia sempre più alla moviola del VAR. 
Tu pensi di aver fatto una buona partita, poi arriva qualcuno con dei numeri scritti su un foglio e decide se puoi continuare o se devi tornare negli spogliatoi.
Dopo una lunga attesa arriva il responso.
"Si può fare."
Gol.
La partita continua.
E così mi preparo all'ultimo ciclo di chemioterapia.
Ma prima, come da protocollo, arriva anche la mia dose di EPO.
A quel punto il cervello ha iniziato a viaggiare per conto suo.
Mi sono immaginato negli spogliatoi della Juventus degli anni Novanta.
Entrano i medici con delle siringhe grandi come pompe da bicicletta.
"Tranquilli ragazzi" dicono. "È solo per l'emoglobina."
E improvvisamente tutti iniziano a correre.
Uno fa dieci chilometri.
Un altro venti.
Un terzino arriva a Torino e sbaglia strada ritrovandosi a Berlino.
Un centrocampista viene visto attraversare il Mediterraneo di corsa.
Persino i raccattapalle chiedono il pallone d'oro.
Io li guardavo e pensavo, "Ma guarda un po'. Alla fine pure io sto facendo la mia preparazione atletica."
Con una piccola differenza.
Loro cercavano di vincere uno scudetto.
Io sto cercando di vincere qualcosa di infinitamente più importante.
Mentre la terapia scendeva lentamente, osservavo le persone sedute accanto a me.
Ognuno impegnato nella sua partita personale.
Nessuno sa davvero quanto sia difficile il campionato che sta giocando il vicino.
Per questo in oncologia si impara una lezione semplice.
Le classifiche non servono a nulla.
Non esistono primi e secondi.
Esistono persone che ogni giorno entrano in campo e decidono di non arrendersi.
E questa è già una vittoria.
Alla fine della mattinata il quarto ciclo era terminato.
Fischio finale.
Novantesimo minuto.
La partita è finita.
O almeno questa partita.
Adesso mi aspettano due settimane di controlli e poi la TAC toracica e vescicale.
In pratica gli esami antidoping.
Quelli veri.
Quelli che diranno come sta andando il torneo.
Naturalmente incrocio le dita.
Le mie.
Quelle di mia moglie.
Quelle di mio figlio.
Quelle degli amici.
A questo punto accetto anche quelle dei tifosi interisti, milanisti e napoletani e sopratutto quelle dei romanisti, 💛❤️ colori a me vicini.
Accetto perfino quelle degli juventini, purché non si presentino con una siringa sospetta. 😜
E tornando a casa ho pensato che la vita è davvero strana.
Ci sono partite che si vincono con il talento.
Altre con la fortuna.
Altre ancora con gli arbitri particolarmente distratti.
Ma ce ne sono alcune che si vincono soltanto con la pazienza, la forza e la voglia di rialzarsi ogni volta che si cade.
Sono le partite più dure.
E anche le uniche che contano davvero.
Perciò eccomi qui.
Con qualche energia in meno.
Ma con la stessa voglia di giocare.
Perché se la Juventus degli anni Novanta pensava a vincere con qualche aiutino, io invece ho deciso di affidarmi a una squadra molto più forte.
I medici.
La mia famiglia.
Gli amici.
E una testardaggine che nemmeno il miglior procuratore sarebbe riuscito a comprare sul mercato.
Il resto lo vedremo alla prossima partita. 
E, per una volta, spero che il VAR sia dalla mia parte.

P.S. Colgo l'occasione per chiedere umilmente scusa ai miei amici juventini se, leggendo queste righe, qualcuno ha avuto un improvviso aumento della pressione arteriosa o un leggero attacco di orticaria sportiva.
Ma il sarcasmo, come il calcio, va accettato per quello che è, un gioco. 
E se non si riesce a sorridere nemmeno di una battuta sulla vecchia Signora, allora siamo messi peggio della difesa bianconera nelle giornate storte.
D'altra parte, quando si parla della Juventus, il confine tra satira e cronaca è sempre stato piuttosto sottile. 
Per cui, se in queste righe avete trovato un po' di esagerazione, sappiate che c'era anche un pizzico di verità.
Anzi, a voler essere sinceri, forse qualcosa in più di un pizzico.
Ma tranquilli, amici juventini, vi voglio bene lo stesso. 
Del resto, ogni commedia ha bisogno dei suoi personaggi più divertenti. 🤪

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