venerdì 27 marzo 2026

📝 Diario di bordo n°137 – Marzo 2026.

📝 Diario di bordo n°137 – Marzo 2026.
“Le giornate senza trama e il tempo che osserva”.

Le giornate scorrono.
Non passano, scorrono. 
Come quei fiumi pigri che non hanno fretta di arrivare da nessuna parte.
Senza sussulti, senza colpi di scena, senza nemmeno una comparsa degna di nota.
Se la mia vita fosse un romanzo in questo periodo, l’editore mi avrebbe già telefonato,
“Giovanni, qui bisogna inserire un po’ di azione, altrimenti il lettore si addormenta.”
E invece no.
Qui l’azione è tutta interna, invisibile, quasi clandestina.
Fuori, la primavera sembra essersi presa un permesso non retribuito.
Il freddo insiste, le giornate uggiose si presentano puntuali come funzionari statali, e il sole, quando compare, lo fa con quella timidezza sospetta di chi non vuole impegnarsi troppo.
Io, nel frattempo, mi sono trasformato in una creatura domestica.
Una specie di animale in letargo che però, ogni tanto, deve uscire dalla tana non per cercare cibo, ma per farsi analizzare.
Le mie uscite sono diventate selettive, quasi aristocratiche, visite mediche, controlli, e qualche breve evasione con la famiglia, concessa come una tregua tra una battaglia e l’altra.
Eppure, nonostante tutto, il mio fisico reagisce.
Tiene botta, come si dice dalle nostre parti.
E questa è una notizia che non fa rumore, ma pesa.
Il prossimo appuntamento è fissato per mercoledì 1 aprile.
E già questo ha qualcosa di ironico.
Passerò le mie brave quattro ore, abbondanti, perché qui si esagera sempre, sdraiato su un letto, a osservare quel liquido che scende dalla flebo e entra nel mio corpo.
Una scena che, a raccontarla così, sembra monotona.
Quasi banale.
E invece, se la si guarda bene, è un piccolo spettacolo metafisico, un uomo fermo, un liquido in movimento, e il tempo che fa da regista silenzioso.
Mentre i giorni passano, mi accorgo che il vero cambiamento non è fuori, ma nel modo in cui li guardo.
Perché quando la vita rallenta, o sembra fermarsi, ti costringe a osservare ciò che prima ignoravi.
Le pause. I vuoti. Le attese.
E forse è proprio lì che si nasconde qualcosa di importante.
Non nei grandi eventi, non nei momenti straordinari, ma in questa apparente immobilità che, sotto sotto, continua a lavorare.
Come la cura.
Come il corpo.
Come la speranza.
Silenziosa, ostinata, e sorprendentemente viva.

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