sabato 21 marzo 2026

📝 Diario di bordo n°136 – Marzo 2026.

📝 Diario di bordo n°136 – Marzo 2026.
“La leggerezza delle accise e il peso della malattia”.

Oggi non voglio parlare di me.
O meglio, farò finta di non parlarne. 
Perché in fondo, quando si parla di sanità, si parla sempre di qualcuno che respira, che aspetta, che spera. 
E oggi quel qualcuno potrei essere io, potresti essere tu, potremmo essere tutti.
Immagino questo Paese come una città invisibile, di quelle che si reggono su equilibri fragilissimi, sospese tra ciò che è necessario e ciò che è conveniente.
E in questa città, qualcuno ha deciso che per alleggerire il peso del carburante per venti giorni, venti, come una breve stagione, si potesse togliere ossigeno a ciò che tiene in piedi la vita, la sanità.
Ottantasei milioni.
Una cifra che, scritta su un foglio, sembra astratta, quasi elegante.
Ma che, tradotta nella realtà, diventa meno medici, meno tempo, meno cura.
È curioso, se ci pensiamo.
Si interviene su qualcosa che scorre, il carburante, sacrificando qualcosa che resta, la salute.
Io, da frequentatore ormai abituale del Servizio Sanitario Nazionale, mi sento come uno che abita stabilmente in questa città invisibile e che, all’improvviso, scopre che le fondamenta sono state alleggerite.
Non per necessità, ma per scelta.
E allora mi domando: che tipo di leggerezza è questa?
Perché esiste una leggerezza intelligente, quella che solleva senza togliere sostanza.
E poi esiste una leggerezza irresponsabile, quella che taglia dove non si dovrebbe, lasciando gli altri a sostenere il peso.
Qui non si tratta di numeri.
Si tratta di tempo.
Il tempo di una diagnosi.
Il tempo di una visita.
Il tempo, prezioso e irripetibile, di chi aspetta una risposta.
E chi è malato, il tempo lo misura in modo diverso.
Non in giorni o settimane, ma in possibilità.
Forse il vero paradosso è questo, si prende una decisione “leggera” per far respirare il presente,
ma si appesantisce il futuro di chi, quel respiro, lo sta già contando.
Non voglio fare retorica.
Non mi appartiene.
Ma una cosa la posso dire, con la semplicità di chi oggi vive sulla propria pelle certe scelte,
quando si toglie qualcosa alla sanità, non si sta tagliando un servizio.
Si sta togliendo un pezzo di fiducia.
E la fiducia, quando si rompe, non si ricostruisce con venti giorni di sconto alla pompa.
Si ricostruisce con rispetto.
E con la capacità di capire che ci sono cose che non possono essere trattate come una voce di bilancio qualsiasi.
Perché dentro quella voce ci siamo noi.

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