giovedì 20 agosto 2026

📝 Diario di bordo n°168 – Agosto 2026.

📝 Diario di bordo n°168 – Agosto 2026.
"Agosto non va in ferie".

Quando sei malato, agosto diventa una corsa agli ostacoli.
Solo che gli ostacoli non li hai scelti tu.
Il caldo, le attese, gli esami, le telefonate che non arrivano. 
E poi quella strana sensazione di vivere sospeso, mentre intorno a te il mondo sembra essersi fermato per andare in vacanza.
Il problema è che la malattia non va in ferie.
Lei non conosce Ferragosto, non guarda il calendario e non aspetta settembre.
I medici, invece, qualche volta sì.
E così scopri che il medico è in ferie, lo specialista è in ferie, il laboratorio è chiuso e la struttura privata sembra aver appeso alla porta un rassicurante, "Ci rivediamo a settembre. La malattia, invece, resta aperta."
E qui arriva la vecchia, malconcia, criticata ma indispensabile sanità pubblica.
Quella delle liste d'attesa, delle prenotazioni complicate, degli uffici che sembrano progettati per mettere alla prova la pazienza del cittadino.
Ma almeno c'è.
E quando sei malato, sapere che qualcuno ci sarà può fare la differenza.
Perché la malattia non colpisce soltanto il corpo.
Entra nella testa.
Ti riempie di domande, paure, pensieri che girano continuamente:
E se...?
Come andrà?
Cosa diranno gli esami?
La mente diventa una macchina che produce scenari, quasi sempre peggiori di quello reale.
E allora devi combattere su due fronti, contro quello che hai dentro e contro quello che la paura ti costruisce intorno.
Forse essere forti non significa non avere paura.
Significa avere paura e andare avanti lo stesso.
Un giorno alla volta.
Un esame alla volta.
Una risposta alla volta.
E continuare a sperare.
Perché una società si misura soprattutto da come tratta chi, in quel momento, non riesce più a correre.
E una sanità pubblica, con tutti i suoi difetti, dovrebbe servire proprio a questo, ricordarci che quando diventiamo fragili non dobbiamo diventare invisibili.
Agosto passerà.
Le ferie finiranno.
Gli ospedali torneranno a pieno regime.
E io continuerò la mia corsa.
Con qualche paura in tasca, molta pazienza e una speranza ostinata.
Perché il male può anche non andare in ferie.
Ma la speranza, quella, non deve mai chiudere per ferie.

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