giovedì 22 gennaio 2026

📝 Diario di bordo n°84 – Gennaio 2026.

📝 Diario di bordo n°84 – Gennaio 2026.
"Quando lo sconforto bussa senza chiedere permesso."

Uffa.
Oggi è una di quelle giornate in cui anche l’aria pesa di più.
Lo sconforto mi assale senza troppi giri di parole, senza delicatezza, senza avvisi.
Lui… sì, l’ospite indesiderato sembra voler tornare alla carica.
Si riaffaccia con la sua arroganza, come se non fosse mai andato via, (non è mai andato via) come se il tempo, la fatica, il dolore non contassero nulla.
È ritornato troppo presto, ed è questo che fa più male, l’idea di non aver nemmeno fatto in tempo a respirare davvero.
Sono stanco.
Stanco nel corpo, stanco nella testa, stanco di dover essere sempre forte, sempre pronto, sempre combattente.
Ci sono giorni in cui vorresti solo una tregua, anche breve, anche finta.
E invece no.
Domani ho un controllo urgente in clinica.
Una di quelle frasi che già da sole fanno rumore.
Cerco di restare lucido, ma la verità è che non la vedo affatto bene.
E quando l’ottimismo vacilla, non è vigliaccheria dirlo, è onestà.
La paura oggi non è un’ombra lontana, è seduta qui accanto a me.
Non urla, non fa scenate.
Mi guarda fisso e basta.
Ed è questo che la rende più difficile da scacciare.
Scrivo perché mettere nero su bianco quello che sento è l’unico modo che conosco per non farmi travolgere.
Scrivo perché anche la preoccupazione, se condivisa, pesa un po’ meno.
Scrivo perché fingere che vada tutto bene sarebbe una bugia, e io oggi non ho la forza di mentire.
Chiedo scusa a chi questa sera mi ha telefonato, ma non ha ricevuto risposta.
Domani sarà un altro passo, forse duro, forse decisivo.
Stasera mi concedo il diritto di essere preoccupato, stanco, umano.
E se l’ospite crede di spaventarmi tornando a bussare… si sbaglia solo su una cosa: può farmi paura, ma non può farmi tacere.

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