venerdì 16 gennaio 2026

📝 Diario di bordo n°83 – Gennaio 2026

📝 Diario di bordo n°83 –Gennaio 2026 
"Il luogo dei déjà-vu (e delle paure che fanno finta di non esistere)."

Rieccomi ancora qui.
No, calma… niente panico: oggi non è per me.
Il reparto è lo stesso, sì, ma io sono solo un ospite di passaggio. Una specie di turista emotivo con il biglietto di sola andata verso i ricordi.
Eppure…
Appena entrato ho capito che certi posti non hanno bisogno di parlare, ti riconoscono loro.
Gli odori sono identici, precisi, chirurgici. 
Un mix tra disinfettante, attesa e pensieri non richiesti. 
Odori che non si spiegano, si subiscono. Credetemi.
Poi succede l’imprevisto.
La vedo da lontano: Sabrina, l’infermiera tuttofare.
Non mi vede, io sì.
E no, non vado a salutarla. Non oggi.
Perché certe persone sono come i punti sensibili, se li tocchi, fanno male.
E io oggi non ho voglia di spiegare perché mi tremano le gambe mentre sorrido.
Sono seduto qui, in reparto, e scrivo.
Scrivo per ammazzare il tempo?
Forse.
Scrivo per esorcizzare la paura?
Sicuramente sì.
Perché il pensiero gira sempre lì, come un disco rotto: “E se dovessi tornare a breve a rifare la chemio?”
Una frase che arriva senza bussare, si siede accanto a te e pretende pure il caffè.
Allora faccio quello che so fare meglio: la prendo in giro.
La paura, dico.
La guardo negli occhi e le dico: “Non oggi. Siediti pure, ma io intanto scrivo.”
Scrivere è il mio modo di stare in piedi quando tutto vorrebbe farmi sedere.
È il mio modo di fare il gradasso con il destino, anche quando dentro sento un nodo che non si scioglie.
E adesso tolgo la maschera.
Qui non c’è ironia che tenga.
La verità è che ho paura.
Paura vera, adulta, silenziosa.
Ma ho imparato una cosa, la paura non si vince scappando.
Si affronta guardandola negli occhi, raccontandola, condividendola.
Se dovrò tornare, tornerò.
Con più consapevolezza, meno illusioni e la stessa ostinata voglia di restare umano.
Perché sfatare la paura non significa non averla.
Significa non lasciarle il volante.
E oggi, anche se tremo un po’, sto ancora guidando io.

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