sabato 31 gennaio 2026

📝 Diario di bordo n°95 – Gennaio 2026.

📝 Diario di bordo n°95 – Gennaio 2026.
"Il cornetto gommoso."

Colazione al bar della clinica.
Caffè dignitoso, cornetto invece ambiguo, crudo ma gommoso, una roba che non capisci se devi masticarla o denunciarla.
Probabilmente è un esperimento clinico anche lui.
Mi siedo. Attendo. Osservo.
In queste sale d’attesa diventi inevitabilmente sociologo, filosofo e un po’ veggente.
Scruti i volti come fossero libri aperti, anche se nessuno ha voglia di leggere ad alta voce.
C’è chi parla del tempo, chi della fila, chi del medico “che l’altra volta era più simpatico”.
E poi ci sono quelli che tacciono.
Ecco, quelli dicono molto di più.
Negli occhi leggo sofferenza.
Quella vera, non quella da lamento da bar.
Quella che conosco bene anche io, quella che non ha bisogno di parole perché pesa già abbastanza così.
Ogni tanto però spunta la speranza.
Timida, quasi imbarazzata.
Sta lì, seduta composta, come a dire: “Scusate se esisto ancora, ma senza di me qui non si va avanti”.
Nel corridoio passano le valigie.
Quelle dei ricoveri.
Le riconosci dal rumore, un cigolio che sembra un lamento metallico, una specie di colonna sonora dell’attesa.
Si mescola ai sospiri, agli sguardi bassi, a quella paura educata che nessuno vuole disturbare.
Poi li vedo, una signora anziana, piena di acciacchi, e il nipote che la accompagna.
Due generazioni diverse, una cammina piano, l’altra aspetta.
E in quel passo rallentato c’è una lezione di vita che nessun primario ti spiegherà mai.
La cura, a volte, è solo restare.
Il tempo passa. Sempre lui, puntualissimo quando non serve.
Poi la voce dal fondo del corridoio: “Pugliese! Chi è Pugliese?”
Eccomi, dico io.
Mi alzo. Tocca a me. A dopo.🧏‍♂️
E mentre mi avvio penso che questi posti sono strani.
Ti fanno ridere per non piangere, ti fanno riflettere anche quando vorresti solo scappare.
Qui capisci che siamo tutti fragili, anche quando facciamo finta di essere indistruttibili.
Che il corpo a volte cede, ma l’umanità, quella no, resiste.
E forse è questo il vero esame da superare ogni volta, non perdere la capacità di guardare gli altri, di sorridere anche davanti a un cornetto immangiabile, e di ricordarsi che, finché rispondi “eccomi”, sei ancora dentro la vita.

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