mercoledì 28 gennaio 2026

📝 Diario di bordo n°91 – Gennaio 2026.

📝 Diario di bordo n°91 – Gennaio 2026.
"Pre-ricovero: il ritorno dell’uomo-colabrodo."

Tra un paio di giorni si ritorna in clinica.
Pre-ricovero. 
Già la parola è tutto un programma, una specie di trailer dell’horror che verrà.
So già come andrà, mi faranno il braccio come un colabrodo, perché, come dico sempre io, le mie vene sono timide, vergognose, anarchiche. Appena vedono l’ago si danno alla macchia, manco fossero ricercate dall’Interpol. L’infermiera guarda, stringe, palpa, sospira. 
Io sorrido e penso, “tranquilla, non è personale, è che le mie vene fanno sciopero.”
Poi il solito controllo cardiaco. 
Ormai il mio cuore è più monitorato di una centrale nucleare. 
Batte, lo sanno, lo sanno bene. 
Ogni tanto mi viene da dirgli: “Cuore, fai il bravo, che qui ci ascoltano tutti.”
Subito dopo l’rx toracico, che continuo a non capire che relazione abbia con il mio problema. Ma ormai non faccio più domande, annuisco, mi metto in posa e penso che da qualche parte, in un manuale segreto, ci sarà scritto: “Nel dubbio, facciamo anche quello.”
Sarà una mattinata immersa nella sofferenza.
Non solo la mia.
Incontrerò altre storie, altri volti, altre attese. Alcune simili alla mia, altre molto più pesanti. Sguardi che parlano senza bisogno di presentazioni. 
Lì capisci che il dolore non fa rumore, ma riempie le stanze più di qualsiasi parola.
Ormai sono di casa.
Conosco i corridoi, gli odori, i silenzi. 
Sono rodato, come un vecchio attrezzo che funziona ancora, anche se scricchiola. 
Ci scherzo su, perché l’ironia è l’unica medicina che non ha controindicazioni e non te la tolgono mai.
Ma sotto la battuta resta una verità semplice e dura, ogni volta che varco quella porta, porto con me la paura.
E ogni volta, nonostante tutto, continuo ad entrare.
Perché il coraggio non è non avere paura,
è tornare, ancora una volta, dove la paura ti aspetta.

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