È una panchina all’ombra, una valigia già pronta, lo sguardo fisso a un orizzonte che ancora non si svela.
L’attesa ci mette ansia perché ci ricorda che non controlliamo tutto: apre le finestre del possibile, ma ci lascia sospesi tra speranza e timore.
È un po’ come stare sul bordo di una piscina: vorresti tuffarti, ma resti lì, coi piedi nell’acqua, a immaginare la temperatura.
A volte ci fa brillare gli occhi, altre volte ci fa tremare le mani.
Perché aspettare significa affidarsi al futuro, e il futuro è sempre un mistero che bussa piano.
Ma nell’attesa impariamo anche a conoscerci. Capire cosa desideriamo davvero.
Scoprire quanto siamo disposti a sperare, a fidarci, a restare.
E forse, in fondo, l’attesa è una piccola scuola di coraggio.
Ora che il nuovo anno è alle porte, siamo tutti lì: sulla soglia, con un filo di ansia e una valigia di sogni.
Che sia un’attesa buona, capace di trasformarsi in passi leggeri verso ciò che amiamo. 🌟
Giovanni Pugliese
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