"Il ritorno al nido e il silenzio che parla."
Questa mattina, mi sono svegliato nel mio letto.
Quello vero, quello che conosce il mio peso, i miei sogni, i miei respiri.
La luce entrava morbida dalla finestra, senza chiedere permesso, senza annunciarsi come una sirena d’allarme.
E mi sono svegliato tardi… una piccola, grande rivoluzione.
Nessuna infermiera alle 6 in punto a ricordarmi che il mondo in clinica gira a una velocità diversa dalla vita.
Nessun trolley rumoroso a dettare il ritmo delle speranze e delle dimissioni.
Nessun “buongiorno” sussurrato ai miei compagni di stanza prima ancora che al mio tè.
Oggi il silenzio ha parlato.
Una quiete nuova, quasi spaesante, come quando rientri da un viaggio e la casa ti abbraccia con il profumo familiare delle cose che hai lasciato in sospeso.
E nei primi pensieri del giorno c’erano loro:
Mario, forse tornato alla sua Martina Franca, e Antonio, direzione Fragagnano.
Due volti incontrati per caso, due storie che si sono intrecciate nella stessa stanza, condividendo notti, rumori, sospiri, e una strana forma di solidarietà che fiorisce solo nei luoghi di fragilità.
A loro va il mio “in bocca al lupo”, sincero come un abbraccio dato con gli occhi.
🎭PARTE 2 – La clinica, i trolley e il mio addio teatrale.
Nel collage di foto che allego (che ormai sembra l’album ufficiale della mia tournée in corsia), c’è un po’ di tutto:
– io stravaccato come un divo a riposo,
– il comodino immolato alla causa,
– la flebo che ormai mi trattava come un coinquilino,
– e lo sguardo da filosofo stanco che solo chi ha dormito su certi materassi può capire.
A tutto il personale della Carlo Fiorino Hospital (ex San Camillo): grazie davvero.
Ma lasciatemelo dire con onestà spudorata:
spero di non rivedervi più.
Ovviamente non perché non vi voglia bene… anzi!
Ma perché, come sapete, le nostre “rimpatriate” avvengono sempre in momenti in cui preferirei essere da tutt’altra parte. Tipo… ovunque.
Che poi, tra trolleys assassini, sveglie alle 6 e materassi che avrebbero bisogno di un sindacato tutto loro, posso confermarlo: è stata un’altra avventura. Una di quelle che ti fanno ridere dopo, eh… molto dopo.
Per ora, vi saluto così:
io torno alla mia normalità, voi al vostro eroico trantran.
E che le nostre strade non si incrocino di nuovo… almeno fintanto che non inventano un reparto con spa inclusa.
p.s. il mio diario di bordo continua. E voi, continuate a seguirmi. 😉
✨ Massima finale.
La vita ti rimette in piedi ogni volta, ma il vero dono è il letto di casa che ti insegna quanto sia prezioso il ritorno.