"L’attesa che fa più male."
Eccomi di nuovo qui, puntuale in clinica.
Ogni volta che varco quella soglia è come se il tempo si piegasse su se stesso.
I corridoi, le scale, persino l’odore dell’aria riportano alla mente frammenti già vissuti. Non sono ricordi ordinati, arrivano tutti insieme, si accavallano, ti stringono lo stomaco.
Sulle scale incontro Michele. Un amico. Una brava e bella persona.
Lo saluto in modo frettoloso, quasi distratto. Me ne accorgo subito dopo, quando ormai è troppo tardi.
Avrei voluto fermarmi, abbracciarlo, chiedergli perché fosse lì. Non per curiosità, ma per dirgli “se hai bisogno, io ci sono”.
Mi resta addosso quel senso di colpa leggero per non essere riuscito a dirlo.
Ti chiedo scusa, Michele. Sono certo che hai capito il mio momento, ma certe occasioni perse fanno più rumore del silenzio.
Arrivo davanti allo studio del medico.
Sono in anticipo, ma busso lo stesso.
“Avanti”, risponde una voce dall’interno.
Entro con la speranza in tasca e la paura ben nascosta, come si fa con le cose fragili.
Mezz’ora dopo esco.
Mezz’ora che pesa come una giornata intera.
Sono amareggiato. E preoccupato.
Devo rioperarmi.
Già questo basterebbe.
Ma il colpo più duro arriva dopo, le date sono tutte esaurite.
Per casi come il mio si parla forse di aprile. Forse.
Incrociando le dita, come se la vita fosse una lotteria.
E allora la mente si ferma su una frase sola, martellante, fino ad aprile io non posso aspettare.
C’è qualcosa di profondamente ingiusto nell’attesa quando il tempo non è dalla tua parte.
L’attesa non è neutra, consuma, logora, spaventa.
Ti chiedi quanto margine abbia ancora la speranza quando deve fare i conti con le liste, le date, i “vedremo”.
Esco dalla clinica con più domande che risposte.
Con la sensazione netta che la vera battaglia, adesso, non sia solo contro la malattia, ma contro il tempo.
E il tempo, si sa, non fa sconti.
Resto qui, in equilibrio tra ciò che so e ciò che temo.
Con una certezza amara ma limpida, ci sono momenti in cui aspettare non è una scelta, ma una condanna da imparare a sopportare.
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