lunedì 2 marzo 2026

📝 Diario di bordo n°127 – Marzo 2026.

📝 Diario di bordo n°127 – Marzo 2026.
“Il Generale Chemio e l’Operazione Impossibile”

Sabato mattina, 28 febbraio.
Ore non pervenute, perché quando entri nello studio di un nuovo urologo il tempo si comprime come una lattina schiacciata.
Mi presento con la mia cartellina. 
Anzi no, chiamiamola col suo nome vero, la saga. 
Referti, istologici, analisi, ecografie. 
Se li mettessi in fila potrei farne una miniserie su Netflix, “Il Ritorno della Vescica – parte quarta”.
Il nuovo medico sfoglia, legge, annuisce. Quell’annuire lento che non promette nulla di buono.
Il quadro non è dei migliori. 
E quando un medico usa questa formula elegante, tu sai che sta evitando di dire, “Prepariamoci a ballare”.
Dal prossimo lunedì si comincia con cicli di chemio. 
Non una carezzina. 
Non un buffetto terapeutico. 
Cicli belli tosti. 
Roba che il mio corpo probabilmente aprirà un tavolo sindacale per condizioni di lavoro gravose.
Poi, a seguire, l’operazione.
Non una delle mie solite “gite chirurgiche”. 
No.
Questa è definita – testuali parole – una delle operazioni più complicate in urologia.
Fantastico. 
Io che già non amo le cose semplici, mi ritrovo sempre nei capitoli speciali.
E nella mente si affacciano mille spettri.
Li vedo proprio, in fila indiana, come in un film in bianco e nero. 
Paura. Dubbi. Domande che non hanno risposta. 
“E se…?”. La più pericolosa delle congiunzioni.
Perché diciamolo, quando senti “chemio pesante” e “intervento complicato”, non pensi al colore delle pareti della sala operatoria. Pensi alla tua vita. 
Pensi al prima. Pensi al dopo. E soprattutto pensi al “come”.
Io ho sempre affrontato tutto con ironia. 
È il mio casco da cantiere emotivo. 
Se non lo metto, mi cadono in testa i pensieri.
Ma l’ironia non è negazione. 
È resistenza. 
È dire alla paura, “Siediti pure, ma non guidare tu”.
In questi giorni ho capito una cosa semplice e brutale, il corpo, quando decide di ribellarsi, non chiede il permesso.
Ma la testa… la testa può ancora scegliere.
Può scegliere di non farsi divorare.
Può scegliere di attraversare, invece di scappare.
Può scegliere di guardare in faccia il “mostro” e dirgli, “Va bene, vediamo chi dei due ha più pazienza”.
Non faccio l’eroe. Non lo sono.
Ho paura. Eccome se ho paura.
Però c’è una differenza tra avere paura ed essere dominati dalla paura.
La prima è umana. La seconda è una resa anticipata.
E io, fino a prova contraria, non ho ancora firmato nessuna resa.
So che mi aspettano settimane dure. 
So che la chemio non sarà una passeggiata sul lungomare al tramonto. 
So che l’operazione sarà una montagna vera, non una collinetta.
Ma so anche che ogni volta che sono caduto mi sono rialzato con un pezzo di consapevolezza in più.
Forse è questo il punto.
La malattia ti toglie certezze, ma può regalarti verità.
Ti costringe a fare una domanda scomoda,
“Che cosa conta davvero?”
Non il rumore.
Non le polemiche.
Non le piccole rabbie quotidiane.
Conta il tempo.
Conta lo sguardo di chi ti vuole bene.
Conta la dignità con cui attraversi la tempesta.
E allora sì, nella mia mente si affacciano mille spettri.
Ma accanto a loro, testardo come un albero che cresce nella pietra, si affaccia anche un’altra cosa, la volontà.
Lunedì inizierà il primo round con il Generale Chemio.
Poi verrà il grande intervento, l’Operazione Impossibile.
Io mi presenterò come sempre, con la mia ironia un po’ sghemba, con la mia paura sotto braccio, e con una convinzione ostinata.
Non so come andrà. 
Sarebbe arrogante dirlo.
Ma so una cosa, qualunque cosa accada, la attraverserò a testa alta.
E questa, per ora, è l’unica risposta che conta.

📝 Diario di bordo n°127 – Marzo 2026.

📝 Diario di bordo n°127 – Marzo 2026. “Il Generale Chemio e l’Operazione Impossibile” Sabato mattina, 28 febbraio. Ore non perv...